
L’Osservatorio sul Cloud del Politecnico di Milano è tornato a diffondere uno dei suoi periodici aggiornamenti sulla situazione nazionale del cosiddetto “passaggio alla Nuvola”, così come di moltissimi altri interessanti argomenti. In quest’ultimo report, diffuso all’inizio di ottobre, è emersa come sempre una serie di considerazioni molto positive su un mercato che, anche grazie a tutte le ultime innovazioni degli ultimi anni, non smette di mostrare numeri in costante e sostenuto rialzo. Ovviamente le innovazioni sono solo un fattore, poiché negli ultimi anni abbiamo assistito anche ad un forte aumento dei costi per le aziende, compresi quelli relativi ai servizi, una cosa che magari distorce un po’ verso l’altro le stime e le comparazioni di anno in anno.
In Europa il mercato dei servizi Cloud è arrivato, nel 2025, ad una quota mai raggiunta prima, pari a 112 miliardi di dollari, facendo segnare un +20% rispetto al 2024, ma con una grande pecca, ovvero quella relativa ai fornitori. Questo perché stando ai dati in mano all’Osservatorio quasi tutto questo mercato è gestito con servizi erogati da aziende americane e non europee, una tendenza che difficilmente si potrà ribaltare a breve se non con azioni decise. A fronte dei numeri europei, vediamo anche che il mercato in Italia vale quest’anno 8,13 miliardi di euro, anch’esso in salita del 20% rispetto all’anno scorso, dato ovviamente più che positivo poiché dimostra come questi servizi siano centrali.
Come anticipato, sono le grandi innovazioni a spingere il Cloud e, sicuramente, l’IA non fa eccezione, anzi fa da traino insieme alla sovranità digitale, dando la spinta principale al raggiungimento della quota superiore agli otto miliardi. Dai dati diffusi dal Politecnico di Milano vediamo che questo fatturato viene ottenuto in gran parte col Cloud Pubblico o Ibrido, il cui fatturato totale arriva quasi a quota sei milardi, mentre il Virtual Private Cloud ha un peso di 1.3 miliardi e la Data Center Automation arriva quasi a sfiorare il miliardo di Euro. C’è però un’annotazione, quella che fa riferimento ad un approccio diverso da parte delle aziende, che vivono un momento di incertezza dato dal clima mondiale attuale, che le ha convinte a chiedere in maggior misura servizi di Cloud Privato, cresciuto infatti del 23% di anno in anno (negli anni scorsi la crescita si attestava all’incirca sul 9%), perché in questo modo si potrebbe avere un maggiore controllo sui propri dati.
Scendendo un po’ nel dettaglio di questi fatturati, vediamo che i servizi IaaS, all’interno del Cloud Pubblico e Ibrido, pesano 2,6 miliardi e sono il 45% della spesa per questo genere di “nuvola” e ciò si deve alla possibilità, tramite questa modalità, di creare VM sulle quali poi sviluppare app di AI. I servizi di tipo SaaS non sono troppo più in basso, arrivando a 2,2 miliardi e crescendo del 19% complessivo, in questo caso a causa della necessità di strumenti per la sicurezza e per le analisi dei dati. Arriviamo dunque alla modalità PaaS, che cresce del 21% e supera la soglia fatidica del miliardo di Euro, probabilmente raggiunta per la maggior richiesta di servizi collegati via API e per strumenti come quelli per la AI generativa. Non dimentichiamo che questa crescita non proviene solo dalle aziende, poiché anche il settore pubblico ha iniziato la grande migrazione dei servizi richiesta dalle politiche nazionali interne alla Strategia Cloud Italia ed il Polo Strategico.
Andando a fare un piccolissimo focus sulle imprese, vediamo che l’Osservatorio ha spiegato che le Piccole e Medie Imprese hanno un livello di adozione del Cloud ancora stabile, che porta a una spesa totale che non arriva a 700 miliardi ed un 67% totale di adozione a livello nazionale. L’utilizzo che le PMI fanno dei servizi cloud, principalmente quelli Pubblici e Ibridi, in linea generale servono per la sicurezza o per gli applicativi. Passando alle grandi imprese, che secondo le parole del Politecnico hanno ormai inglobato e digerito bene le strategie Cloud, utilizzano strategie ben definite, decidendo cosa mettere sulla nuvola e cosa lasciare in sede. Sta anche emergendo un piccolo interesse verso la creazione di Data Center privati, quella che viene chiamata repatriation, mentre calano anche le realtà che approcciano a questo mondo con strategie improntate esclusivamente sul Cloud. C’è invece un aumento importante dell’attenzione sulle certificazioni e la compliance con normative e standard, ad esempio la nota NIS2, l’AI Act, la gestione dei rischi.
In conclusione, e per tornare ad un punto sfiorato in precedenza, il report si chiude con una riflessione riguardante la dipendenza delle aziende europee per gli hyperscaler stranieri, cosa che di per sé non va contro la crescita ma che va contro la necessità di sviluppare soluzioni continentali. Questo favorirebbe la competizione ma anche la collaborazione tra realtà distanti geograficamente così come l’unione fra quest’ultime. Passando poi alla AI, viene spiegato che per l’avvio dei progetti su questa tecnologia si ricorre principalmente proprio al Cloud, cosa che si evince anche dai dati quando vediamo che quest’anno un quarto delle aziende di dimensioni molto grandi usa API di servizi di Intelligenza Artificiale, sempre la stessa percentuale utilizza anche app AI ed infine il 16% ricorre ai servizi per sviluppatori. Il “tipo” di cloud al quale si ricorre tuttavia non è quello pubblico, ciò accade invece solo in circa un terzo dei casi, mentre la maggioranza delle aziende predilige soluzioni private o soluzioni interne, per poterle controllare in maniera migliore. Permangono, e vanno superati presto, problemi relativi alla conoscenza dei mezzi ed alle policy attuate, questo perché quasi il 60% delle aziende non ha inserito ancora alcun regolamento contro i data breach o l’uso illegittimo delle informazioni per mano dei collaboratori che usano la AI di tipo generativo. Un altro problema, che riguarda quasi la metà delle aziende di grandissime dimensioni, non riescono a comprendere e rispettare tutti gli obblighi inseriti nell’AI Act della UE riguardo ad esempio alla tracciabilità dei dati. Comunque sia, l’Intelligenza Artificiale è ancora centrale nei progetti delle aziende di grandi e grandissime dimensioni, sia in ottica di interesse che in quella, più operativa, degli investimenti, e lo rimarrà verosimilmente anche nel 2026.
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