
Ne parliamo in continuazione senza mai entrare troppo nello specifico riguardo alle cifre reali, specialmente all’interno del nostro paese. Stiamo parlando dell’Intelligenza Artificiale, sulla quale non vogliamo dilungarci troppo in definizioni e nel raccontare il grande exploit che ha avuto negli ultimi 2-3 anni, da quando è stata lanciata la sua variante “Generative” che consente in poco tempo di conseguire risultati e creatività che un tempo richiedevano molto più tempo e un impiego di diverse professionalità.
Ma quanto cresce il mercato della AI nel nostro paese? Se già sappiamo, dai vari report che si sono susseguiti nelle scorse settimane, che sta crescendo l’utilizzo sia nelle aziende che negli enti pubblici, non abbiamo mai visto delle vere e proprie cifre né ci siamo spinti troppo in profondità su altri aspetti più prettamente economici. Grazie ai dati dell’Osservatorio sull’Intelligenza Artificiale del Politecnico di Milano siamo in grado di capire meglio innanzitutto il mercato italiano e la sua composizione, oltre che gli utilizzatori, i progetti e molto altro. Partendo dal mercato totale, per l’AI in Italia si parla a tutto il 2025 di un valore pari a 1,8 miliardi di Euro, facendo segnare una crescita esponenziale, pari al 50% rispetto all’anno precedente (+600 milioni), mentre il tasso di crescita triennale è del 54%. Ovviamente questo mercato ha una sua composizione, e si parte dalle soluzioni di Gen AI e modelli ibridi, che pesano il 46% del totale, mentre il 54% che manca riguarda soluzioni legate più al Machine Learning.
Scendendo nel dettaglio, vediamo anche che 3/4 del mercato italiano AI riguarda progetti su misura per i clienti che le richiedono, ma ciò che cresce di più sono tutte le soluzioni scalabili o quelli legati a licenze, come ad esempio ChatGPT, ma non solo. L’aumento maggiore all’interno di questo mercato, nel 2025, è invece quello costituito da soggetti della Pubblica Amministrazione, che pesa un quinto del totale del mercato e poco di più rispetto alle Piccole e Medie Imprese, mentre guardando ai settori, quelli con la performance migliore sono stati la grande distribuzione, pur avvicinandosi ad altri più avvantaggiati come quelli dell’energia, delle comunicazioni, quello finanziario ed altri, che sono partiti prima e che si sono in alcuni casi dotati di team che curano i progetti AI e non ricorrono più a soluzioni acquistate all’esterno. Scendiamo invece nel dettaglio delle soluzioni scelte e vediamo che i sistemi di analisi dei testi e per le conversazioni sono ancora maggioritari con circa il 40% del mercato, mentre tutti quelli legati ai dati pesano al 30%, quelli generativi per contenuti multimediali crescono rapidamente ma si fermano al 16% del totale e quelli per la raccomandazione automatica di prodotti seppur interessanti per chi fa e-commerce si fermano all’11%. Ultimi, ma in lenta crescita, troviamo le soluzioni che riescono a orchestrare i processi AI tra vari agenti, fermi al 4%.
Passando invece ad un altro argomento, ovvero i progetti che vedono coinvolta la AI che sono stati avviati da aziende italiane vediamo che siamo attualmente al 71% di realtà che dichiarano l’adozione di questa tecnologia, aumentate del 12% rispetto al 2024, ma scindendo il dato e guardando solo alle PMI vediamo che esse sono solo l’8%. Le grandi aziende invece utilizzano soluzioni create ad-hoc che sfruttano anche i dati dell’impresa, crescendo anche del 12% nel ricorso alla AI rispetto al 2024 principalmente con progetti legati al tipo generativo di questa tecnologia, che salgono del 31%. È vero però anche che non son moltissime le grandi aziende che hanno coinvolto la AI in tanti settori organizzativi, poiché si parla solo di un quinto di esse nei dati ufficiali, che perlopiù la utilizzano per creare chatbot per assistenza e software per analizzare i documenti in modo rapido. Se passiamo alle Piccole e Medie Imprese invece vediamo dati molto più bassi, ovvero rispettivamente il 15% ed il 7% di ricorso a soluzioni AI, ma dal lato opposto, anno dopo anno, perlomeno sale l’interesse verso questa tecnologia.
Se ci soffermiamo ancora di più sulla Gen AI e sulle licenze per utilizzarla, vediamo che quest’ultime sono letteralmente esplose nell’ultimo anno, poiché si parla quasi dell’85% di grandi aziende che nel 2025 hanno sottoscritto licenze per piattaforme di questo genere di servizi. Particolare successo è stato riscosso dagli strumenti più noti come Copilot (in netto vantaggio), Chat GPT nella sua variante Plus e la versione Advanced di Google Gemini. Queste licenze aumentano a ritmo più basso invece per le PMI, il 9% delle quali utilizza licenze a pagamento contro un 9% che si limita agli strumenti free. Quello che piace di queste piattaforme è sicuramente la facilità nell’utilizzarle oltre che la velocizzazione delle operazioni che un tempo richiedevano molto più tempo, ma per le aziende c’è anche il timore di un utilizzo errato, quindi hanno diramato delle regole per il ricorso corretto alla AI oltre che, in alcuni casi, il divieto di avvalersi di strumenti non direttamente forniti dall’azienda. C’è da dire che questo tipo di AI piace tantissimo a chi la usa in azienda, e gli unici misuratori disponibili indicano che innanzitutto il 39% degli utilizzatori afferma di aver risparmiato oltre mezz’ora di tempo nelle ultime volte in cui hanno usato piattaforme di Gen AI, mentre più del 40% dice che queste soluzioni gli consentono di fare cose che non riuscirebbero a fare con le loro competenze.
Passiamo di nuovo e più nel dettaglio alle aziende che hanno una vera e propria governance interna per la AI, ovvero una struttura capace di gestire i processi legati a questa tecnologia. Da questo punto di vista le percentuali si abbassano moltissimo, basti pensare che solo il 9% delle grandi imprese si è strutturata dando ruoli ben definiti e responsabilità oltre ad allineare il tutto ai principi e gli obiettivi, ma si parla anche di più della metà di queste imprese che vorrebbe strutturarsi entro poco tempo. Non dimentichiamoci poi dell’AI Act della UE, al quale ci si deve allineare obbligatoriamente, cosa per la quale solo la metà delle aziende si sta veramente muovendo. Chiudiamo parlando invece dei profili lavorativi richiesti dopo l’avanzata della AI all’interno delle aziende, visto che su oltre 3 milioni di annunci il Politecnico ha visto che per circa 44mila posizioni richieste nel 2025 viene posta la condizione della conoscenza degli strumenti di Intelligenza Artificiale, una quantità in crescita esponenziale rispetto al 2024 (+93%). I ruoli per i quali viene maggiormente richiesta la competenza AI sono ovviamente di tipo impiegatizio ad alta qualificazione, ma ci sono anche richieste nel campo delle risorse umane e del marketing.
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