Indirizzi IP e IPv6: cos’è e come funziona in soldoni – III parte

Indirizzi IP IPv6 e IPv4: ma si tratta solo di un aggiornamento? No! I due protocolli differiscono fra loro per parecchie caratteristiche

Nel corso del precedente appuntamento, abbiamo già parlato della principale differenza fra il protocollo IPv4 e il protocollo IPv6, quantificando il numero di indirizzi IP che l’attuale protocollo mette a disposizione.

Abbiamo già detto che l’ultimo lotto di indirizzi IP sono già stati assegnati e da qui si capisce che il mondo Web deve rivolgersi a un protocollo più capiente, capace di supportare la miriade di dispositivi connessi alla Rete che si moltiplicando di giorno in giorno.

Pur parlando di diversa capacità numerica di indirizzi IP, non bisogna incorrere nell’errore di ridurre a questa sola caratteristica le differenze fra i due protocolli.

Molti sono portati a pensare che il protocollo IPv6 sia un aggiornamento del protocollo IPv4, credendo, appunto, che la differenza sia da individuare nella sola capacità numerica di fornitura degli indirizzi IP. In realtà, l’IPv6 non è un upgrade all’IPv4, in quanto i due protocolli sono in realtà incompatibili proprio a livello di pacchetti, a tal punto che i due protocolli devono viaggiare in modo separato e su network separati.

L’IPv4 differisce quindi dall’IPv6 per differenti caratteristiche che possiamo così riassumere.

Indirizzi IP IPv4 e IPv6: supporto al multicast

Il multicast, ossia l’opportunità di inviare un pacchetto dati a destinazioni multiple con un singolo invio, è una funzione di base del protocollo IPv6, mentre per il protocollo IPv4 è solo un opzione, che deve essere attivata e gestita in modo separato dai flussi di dati ordinari.

Indirizzi IP e IPv6: autoconfigurazione!

Gli host IPv6 sono capaci di autoconfigurarsi quando sono connessi a una rete IPv6 gestita tramite routing, perchè il protocollo supporto nativamente la caratteristica SLAAC, acronimo di Stateless Address Auto Configuration.

Indirizzi IP e IPsec

Il protocollo per la sicurezza IPsec (Internet Protocol Security) è stato originariamente pensato per il protocollo IPv6, anche se poi ha fatto la sua comparsa anche nella versione IPv4. Questo protocollo autentica e crittografa ogni singolo pacchetto dati per tutta la durata della sessione di comunicazione via Internet, ma mentre è una funzione opzionale per il protocollo IPv4, nell’IPv6 il suo uso è obbligatorio.

Indirizzi IP e geolocalizzazione

L’utilizzo dell’IPv6 consente nuove metodologie di geolocalizzazione dell’indirizzo IP, in quanto la superficie terrestre viene suddivisa in quadrati o esagoni così microscopici a cui viene assegnato un certo numero di indirizzi IP. Queste coordinate possono scalare a tal punto da mostrare esattamente a quale elaboratore è stato assegnato un indirizzo IP e dove questo si trovata al momento della connessione.

Indirizzi IP e supporto ai dispositivi mobile

Per i dispositivi connessi in mobilità, il mobile IPv4 funziona inviando i pacchetti di informazioni a un proxy server che a sua volta le rigira al dispositivo inteso come reale destinazione dell’informazione. La versione mobile IPv6, invece, evita questa tipologia di triangolazione e il protocollo mobile viene considerato tanto efficiente quanto l’IPv6 nativo. Questo fa capire che l’assegnazione degli indirizzi IP e il protocollo in sé sono stati studiati con l’obiettivo di rendere agevole la connettività anche da dispositivi non tradizionali o comunque connessi in mobilità.

Indirizzi IP e IPv6: cos’è e come funziona in soldoni – III parte

 

  • Stufotto

    Ecco è proprio la parte relativa a “Indirizzi IP e geolocalizzazione”
    che non mi è mai nadata molto a genio del ipv6…

    • internetpost

      In effetti la privacy dell’internauta potrebbe risentirne, speriamo almeno che arrivino delle direttive ufficiali in merito che impediscano di “abusare” delle nuove funzionalità dello standard.