
In questo blog abbiamo parlato in moltissime occasioni dei potenziali effetti di un attacco hacker che porta ad un data leak, soprattutto quando a subirlo è un’azienda di grosse dimensioni e quindi con un bacino di utenti particolarmente importante. A tale proposito, in questo approfondimento parliamo di una nuova ed elaborata campagna di spam estorsivo a sfondo sessuale che sta terrorizzando migliaia di utenti a livello globale, sfruttando in modo del tutto improprio il nome del noto gruppo criminale ShinyHunters. La minaccia si basa sul riciclo opportunistico di giganteschi archivi di indirizzi e-mail derivanti da vecchi data breach aziendali diffusi in rete in passato, che vengono ora riutilizzati da truffatori per orchestrare un attacco massivo basato sulla simulazione di una grave intromissione informatica nei dispositivi delle vittime.
Il meccanismo d’inganno si concretizza con l’invio di messaggi in cui gli attaccanti affermano di aver inoculato un malware invisibile nel sistema del destinatario, sostenendo di aver registrato filmati intimi durante la navigazione su portali per adulti e di aver sottratto la lista completa dei contatti personali e professionali. Per impedire la pubblicazione e la divulgazione di questo presunto materiale compromettente a colleghi, amici e familiari, i cybercriminali esigono il pagamento di un riscatto pari a 2.000 dollari in Bitcoin da versare entro un rigido ultimatum di 48 ore, facendo leva su una richiesta economica notevolmente più elevata rispetto alle tradizionali truffe di sextortion per intimidire maggiormente i bersagli.
Le analisi condotte dagli esperti di sicurezza evidenziano un’interessante anomalia riguardo alla reale paternità dell’attacco, rivelando un palese episodio di “brand hijacking”, che si manifesta quando un attaccante si finge qualcun altro, in ambito cybercriminale. La crew ShinyHunters è infatti storicamente nota per attacchi complessi a grandi corporate, richieste di riscatto milionarie ed exploit zero-day, rendendo del tutto antieconomica e improbabile una loro partecipazione diretta a campagne di spam e ricatto al dettaglio. Gli stessi esponenti del gruppo hacker hanno smentito ogni coinvolgimento, confermando che truffatori minori stanno semplicemente abusando della loro famigerata reputazione per accrescere la pressione psicologica sulle vittime e spingerle a cedere all’estorsione.
Ciò che rende la vicenda di estrema rilevanza e richiede la massima attenzione da parte degli utenti italiani e degli amministratori di rete è che questa minaccia è ufficialmente sbarcata anche in Italia, a quanto pare per la prima volta. Gli esperti del CERT-AgID hanno infatti intercettato i primi campioni di e-mail indirizzate a caselle di posta e server nazionali, confermando l’estensione del raggio d’azione della campagna sul nostro territorio. Questa rilevazione rappresenta un chiaro campanello d’allarme per privati e organizzazioni italiane, poiché aumenta l’esposizione al rischio di cadere nella trappola per chiunque gestisca account e-mail non protetti da filtri di sicurezza avanzati. Neanche coloro che si occupano di denunciare queste truffe per CERT-AgID è ancora riuscito a capire il perché della diffusione della truffa nel nostro paese né tantomeno da quale vecchio data leak sono stati rubati gli indirizzi email che stanno ricevendo i messaggi incriminati.
Per contrastare efficacemente il fenomeno, il CERT-AgID e la comunità della cybersecurity ricordano che si tratta di un bluff totale senza alcuna compromissione reale dei dispositivi o della webcam. La condotta fondamentale da adottare consiste nell’ignorare completamente il messaggio, evitando sia di pagare sia di rispondere per non confermare che la casella e-mail sia attiva. È consigliabile procedere all’eliminazione definitiva dell’e-mail, cogliendo l’occasione per aggiornare le password storiche qualora citate nel testo e assicurandosi di attivare l’autenticazione a due fattori su tutti i propri servizi digitali principali.