Digitalizzazione: la lunga strada verso gli Wallet europei

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Nelle scorse settimane abbiamo parlato della attesissima notizia riguardante la prosecuzione delle concessioni SPID per le aziende che lo erogano, sottolineando quanto questo strumento sia stato e sia ancora utilizzatissimo e preferenziale per gli accessi ai portali pubblici. Come spesso ricordiamo, SPID e CIE, la carta d’identità elettronica, sono i due strumenti principali per effettuare questi accessi e la loro diffusione continua a crescere, cosa che porterà poi alla creazione dei cosiddetti portafogli digitali, che in Italia si chiamerà IT Wallet.

Questi progetti sono presenti in tutta l’Unione Europea e l’Italia è uno dei paesi più avanti nel percorso che porterà al vero e proprio rilascio, che tuttavia sembra ancora piuttosto lontano. L’Osservatorio Digital Identity del Politecnico di Milano ha approfondito tutti questi temi in un convegno, spiegando come durante il 2025 i progetti legati a EUDI Wallet, questo il nome del portafogli unico della UE, siano tutti sulla buona strada, contando ben 22 progetti attivi dei quali la metà già in azione. Il problema è attualmente legato alla conformità alla regolamentazione europea per questo genere di servizio, ovvero la nota EIDAS2, che dà le linee guida di tutti i paesi comunitari sull’identità e su come autenticarsi digitalmente, vantando anche un allineamento alle suddette norme anche da parte di paesi che non fanno parte dell’Unione come Svizzera e Gran Bretagna.

La questione non è ovviamente relegata alla sola Europa, poiché ad esempio tanti paesi esteri si stanno dando da fare insieme alle grandi compagnie digitali per unire le necessità alle loro soluzioni. Un esempio è quello giapponese, paese nel quale si è creata una sorta di joint venture con Apple per integrare i documenti d’identità dei cittadini nipponici all’interno del wallet dell’azienda che fu di Steve Jobs. Negli Stati Uniti, la stessa Apple ha integrato il passaporto ma esso ha valenza soltanto per i viaggi con destinazioni interne. In generale, comunque, sono oltre 100 le soluzioni wallet create da aziende di tutto il mondo, che vengono utilizzati per raccogliere qualsiasi tipo di documento o titolo, come biglietti per viaggi o buoni sconto, ma con la possibilità talvolta di inserire anche documenti come le carte d’identità, ma in quel caso non sarebbero validi a livello di legge.

Come sappiamo, sarà App IO la piattaforma sulla quale si poggerà l’IT Wallet italiano, che già dà modo di salvare alcuni documenti come le tessere sanitarie, le patenti e la carta della disabilità, ma che in futuro consentirà altre aggiunte molto utili come ad esempio l’ISEE. Questa funzione viene utilizzata attualmente da oltre 7 milioni di cittadini italiani e sono stati salvati quasi 12 milioni di documenti, che in questo caso hanno valore legale all’interno del nostro territorio. Più nel dettaglio, la sezione in cui salvare i documenti si è popolata principalmente di patenti e tessere sanitarie, rispettivamente a quota 5,9 e 5,7 milioni, mentre ovviamente i numeri delle carte di disabilità sono più bassi, circa 100mila unità. I sistemi a corredo, come le già citate CIE e gli SPID, sono intanto arrivati a quote molto alte, ovvero 41,5 milioni di identità digitali, ovvero l’82% del totale dei possibili utenti, utilizzate oltretutto oltre un miliardo di volte durante l’anno e quasi 50 milioni di carte d’identità elettronica, mentre sono appena 9 milioni le credenziali attivate tramite l’applicazione CIE ID, tuttavia sono aumentati gli accessi effettuati con questo mezzo, che fino all’anno scorso rincorreva da molto lontano lo SPID a livello di utilizzo. A livello numerico, gli SPID continuano a salire di anno in anno, considerando che rispetto al 2024 attualmente risultano attive 1,7 milioni di identità in più, ma sono ormai stabili gli utilizzi, fermi a 2,7 accessi al mese a partire da gennaio di quest’anno. Le analisi statistiche fatte dall’Osservatorio del Politecnico fanno stimare che nel 2025 si raggiungerà quota 1,3 miliardi di accessi totali, in un contesto nel quale ancora stenta a decollare, ma forse solo temporaneamente, lo SPID per i minorenni, attualmente posseduto da 44mila ragazzi e ragazze, ovvero lo 0,6% dei possibili interessati.

Fatte queste premesse, sembra che ai nostri concittadini piaccia abbastanza l’idea del portafogli digitale europeo, poiché oltre la metà approva il progetto ma specificando, sempre in un caso su due, di preferire che esso sia a gestione pubblica e non in mano ad aziende private. Nonostante un’approvazione piuttosto vasta da parte dei cittadini, sembra che però ancora la strada sia lunga, poiché sono ancora indietro alcuni progetti correlati, come quelli sull’autenticazione e sullo sviluppo di un ambiente con piattaforme digitali dove usare queste credenziali, ma per far questo è necessario che anche gli utenti finali ed i soggetti privati vengano coinvolti. C’è, sotto questo aspetto, un problema anagrafico, poiché anche se, come abbiamo detto, il 56% degli utenti è favorevole, c’è una buona quota di utenti non convinti, quella che sta sopra la soglia dei 55 anni, che vanno assolutamente convinti della utilità di questi strumenti e della loro applicabilità.

Come anticipato, nelle scorse settimane è arrivata la notizia del rinnovo delle convenzioni per le identità digitali SPID rilasciate dalle varie Certification Authority sparse sul territorio italiano, in primis Poste Italiane, ma la novità è costituita anche dall’introduzione di una scadenza e di un costo annuo di rinnovo, perché si è verificata una certa discrepanza tra il mantenimento della qualità del servizio e gli sforzi economici. Detto questo, ormai i cittadini italiani sono entrati in grande confidenza sia con SPID che con CIE, propendendo ancora in gran parte per il primo dei due metodi d’autenticazione. Si va da quelli che sono definiti “utenti medi”, cioè quelli con vari accessi mensili, che sono il 66% circa, fino ad arrivare agli utenti con molti accessi a settimana, al 21% con SPID e al 12% con la CIE, tutto questo però principalmente per entrare nei portali digitali riferiti ai servizi pubblici, mentre le aziende private ancora vacillano e pesano poco o niente nella statistica. Gli italiani invece apprezzerebbero molto questa integrazione nei sistemi delle aziende, per esempio piacerebbe molto poter usare SPID o CIE per accedere online a servizi sanitari, bancari e voto elettronico, ma anche per viaggi, utenze varie e aziende di telecomunicazioni, tutti settori nei quali l’integrazione ancora tarda ad arrivare.

Tutto questo potrebbe essere, ad oggi, un grande peccato, poiché si perde l’occasione di sfruttare una certa dimestichezza che gli italiani hanno raggiunto nell’utilizzo degli wallet che vengono erogati dalle aziende come Google, Apple, Samsung e molti altri, che vengono utilizzati attualmente dalla metà dei cittadini, principalmente per le carte di credito, ma c’è la voglia di allargare il campo di questi portafogli digitali anche per i documenti, anche se permangono i dubbi sopracitati sulla opportunità o meno di fornire i propri dati “in pasto” alle Big Tech, per paura soprattutto per la propria privacy. Le stesse priorità ci sono ovviamente per l’EUDI Wallet europeo, come già detto in precedenza, ma l’Italia su questo argomento può vantare una maggior quota di cittadini seriamente interessati al progetto, ovvero quasi il 60%, mentre negli altri principali paesi del continente non si arriva al 50% ed in alcuni casi neanche al 40%. Come sappiamo, questo è dovuto proprio al concetto espresso all’inizio di questo breve approfondimento, visto che SPID è stato uno strumento quasi unico nel suo genere in tutta la UE, varato ormai da oltre dieci anni e quindi ben digerito dai cittadini, anche per via del periodo pandemico e dei Green Pass rilasciati tramite App IO. Adesso, come ricordiamo spesso, non rimane che attendere tutti i nuovi sviluppi da qui all’inizio del 2026, con l’ottimismo che proviene dalla consapevolezza di avere una strada tracciata e nella speranza di avere a breve un portafogli digitale sicuro, efficiente ed utilizzabile in tutto il territorio europeo.

 

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