Data Center: nel mercato italiano aumentano gli investimenti

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Tutte le innovazioni che vengono introdotte nel mondo digitale devono passare obbligatoriamente da un terreno di partenza che è uguale per tutti, dal piccolo al grande sito, dalle necessità della azienda piccola a quelle delle multinazionali con migliaia di dipendenti, tutti questi soggetti devono poter poggiare i loro servizi, sistemi e talvolta anche apparati fisici in un Data Center. Queste strutture oltretutto stanno crescendo a vista d’occhio sia numericamente che a livello tecnologico, questo perché come sappiamo molte delle nuove piattaforme e delle soluzioni oggi utilizzate da un numero sempre maggiore di persone necessita di sforzi computazionali sempre più grandi, da qui la necessità di ampliare e migliorare le strutture esistenti ed inaugurarne di nuove con gli strumenti più aggiornati.

Questo particolare mercato, ovvero quello dei Data Center, viene costantemente monitorato da un Osservatorio dedicato del Politecnico di Milano, che effettua le sue analisi per capire l’andamento degli investimenti nei vari anni e ovviamente anche per triennio, anche per comprendere meglio quali siano gli sforzi ed in che direzione vadano. Innanzitutto, stando ai dati del Politecnico, questo segmento del mercato IT è ancora in espansione in Italia, con grande interesse da parte di chi vuole investire ma spesso, purtroppo, senza rispettare le tempistiche dichiarate inizialmente. Negli ultimi tre anni l’investimento totale è arrivato a 7,1 miliardi di euro per costruire e popolare i Data Center, una cifra sicuramente molto alta ma sotto le stime fatte per questo triennio, che vedevano arrivare la spesa addirittura a più di 10 miliardi. La “colpa” di questo ribasso rispetto alle attese secondo il Politecnico di Milano è da imputare a coloro che nel 2023 dichiararono di voler entrare nel mercato del nostro paese ma non valutarono completamente tutte le implicazioni e le lungaggini. Un altro fattore dal sicuro peso in questo ritardo è anche dovuto ad alcune incertezze sul tipo di progetto da finanziare, cosa che capita più ai grandi player internazionali.

Il problema dell’Italia non è tanto quello di non attirare i finanziamenti, visto che è tutto il contrario da questo punto di vista, quanto quello di dover semplificare il quadro normativo e delle procedure di creazione, al quale però si aggiunge anche il discorso legato al contesto internazionale non proprio florido, cosa che toglie un po’ di spinta. Per i prossimi tre anni, ovvero tra il 2026 ed il 2028, ci sono in ponte ben 83 progetti di nuovi Data Center portati avanti da 30 aziende, delle quali 19 sono al primo inserimento nel mercato, con un totale atteso pari a oltre 25 miliardi di Euro. Tornando alla problematica già descritta in precedenza, trattandosi di investimenti attesi da aziende straniere che ancora non hanno mai avviato progetti in Italia è probabile che i tempi si dilatino a causa delle mancanze di iter definiti.

In Italia il centro principale per i Data Center è assolutamente Milano, che convoglia il 68% della potenza energetica arrivando a 424 MW IT puntando oltretutto a sfondare il muro del GW tra meno di tre anni. Anche dal lato degli investimenti è chiaro che il capoluogo lombardo attira molto di più di altri, visto che il 23% dei progetti dovrebbe essere ubicato proprio lì, rendendolo anche il centro principale dell’Europa meridionale e rendendola più vicina a realtà molto più avanti come quelle del nord Europa. Un dato interessante è quello riportato dall’Osservatorio riguardante le richieste di allacciamento di alta tensione, condizione di base per aprire un nuovo Data Center, che nel 2025 hanno raggiunto quota 68 GW totali, delle quali quasi la metà era direzionata su strutture milanesi. Di quei 414 MW IT, dove la dicitura spiega che sono i MegaWatt impiegati per apparecchiature IT, tre quarti sono allacciati all’alta tensione, mentre nei prossimi anni sono previsti 695 MW IT totali con il 78% di essi che proverrà dai Data Center collegati all’alta tensione.

Nell’analisi viene portato l’esempio delle 13 principali infrastrutture IT del nostro continente, ubicate perlopiù nella cosiddetta area FLAPD (Francoforte, Londra, Amsterdam, Parigi e Dublino), tra le quali però inizia leggermente a farsi strada Milano. Questi Data Center hanno raccolto in totale 29 miliardi di Euro di investimenti negli ultimi tre anni, mentre si stima che nel prossimo triennio si arrivi a più del triplo, con la suddetta area FLAPD che da sola convoglia più della metà degli investimenti. Nonostante rallentamenti avvenuti recentemente a causa di limiti imposti per legge alla alimentazione per le strutture irlandesi e olandesi, anche la parte di potenza energetica tornerà ad aumentare sfondando in questo caso il muro dei 2 GW IT. Se queste previsioni dovessero risultare corrette, invece, l’area di Milano varrebbe quasi un quarto del totale degli investimenti attesi in Europa, una spinta che avvicina sicuramente il nostro paese a quelli più maturi.

Un dato invece più preoccupante è sempre riferito alla parte energetica, questo perché i principali Data Center europei hanno raggiunto una potenza complessiva di 7,4 GW IT, ma il problema è che sono concentrati dal punto di vista nominale solo su una minuscola fetta di imprese attive, peraltro quasi tutte provenienti dagli Stati Uniti, senza dilungarsi su cosa implichi questo svantaggio anche per la UE. Andando avanti coi poli più importanti fuori dall’area FLAPD merita una menzione anche Madrid che raggiunge quasi 400 MW IT ed è sicuramente in competizione con la “nostra” Milano, ma la difficoltà nel raggiungere le realtà attualmente ai primi posti nasce anche dalle maggiori possibilità climatiche che può avere, ad esempio, una città come Helsinki, che approfitta delle sue condizioni per il raffreddamento degli apparati. Ciò non toglie comunque che il comune meneghino sia quello che convoglia più attenzione da parte degli investitori, ma questo vantaggio va sfruttato e va fatto convogliare verso qualcosa che giovi a tutta l’Italia, come ad esempio un miglioramento della connettività al meridione, cosa che può portare a sua volta ad altri investimenti in quelle zone. Un’altra zona di potenziale interesse nel mercato dei Data Center è ovviamente legato a doppio filo alla AI, perché per poter sfruttare appieno questa tecnologia è anche necessario creare infrastrutture all’altezza a livello computazionale, cosa che per esempio si sta provando a creare a Ferrera Erbognone nel pavese con joint ventures di varie aziende italiane e straniere. Si potrebbero fare altri numerosi esempi ma ciò che importa principalmente è che il nostro paese può arrivare finalmente ad una svolta nello sviluppo di Data Center, sarebbe sufficiente instaurare un percorso unitario tra tutti coloro che sono coinvolti nel processo, ovvero la politica, le aziende interessate e tutti gli altri potenziali investitori.

 

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