Commercio Digitale: numeri alti anche nel 2025

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Il sistema economico italiano sta vivendo un’evoluzione radicale, sostenuta da una diffusa digitalizzazione che ha smesso di essere un test per trasformarsi in un pilastro fondamentale dello sviluppo. Stando alla recente indagine curata da Netcomm insieme a Nomisma, nel 2025 il commercio elettronico ha prodotto benefici per ben 993 miliardi di euro a favore dell’intera nazione. Tale ammontare, che include 293 miliardi di valore creato, equivalente al 13% del PIL, e 700 miliardi legati ad attività produttive e fornitura di servizi, evidenzia il ruolo del web come potente propulsore di ricchezza. Il meccanismo innescato è tale che ogni euro investito in rete ne genera oltre cinque lungo l’intera filiera, unendo realtà diverse, dai produttori primari fino ai professionisti della logistica, del marketing analitico e delle soluzioni di pagamento.

L’impatto sul mercato del lavoro risulta altrettanto rilevante, con 2,2 milioni di addetti, ovvero il 9% circa della forza lavoro totale italiana, che sono impiegati in funzioni collegate alla catena del valore virtuale. Allo stesso tempo, l’apporto alle casse dello Stato è considerevole, con circa 69 miliardi di euro versati nel corso del 2025 tra prelievi fiscali diretti e indiretti. È un ecosistema che valorizza abilità specialistiche e visioni strategiche, dove la vendita online funge da motore per il rinnovamento societario. Le attività che scelgono di presidiare i negozi digitali, le cui transazioni nel 2025 hanno toccato i 178 miliardi di euro tra scambi tra aziende, verso la pubblica amministrazione e verso il pubblico, promuovono un ciclo virtuoso di rinnovamento organizzativo, rendendo il panorama industriale maggiormente flessibile e pronto a soddisfare le mutevoli aspettative della clientela.

Dietro a tali cifre emerge un network di collaborazioni dove la propensione all’innovazione digitale si trasforma nel vero elemento distintivo. Il comparto mostra una spinta significativa verso l’internazionalizzazione online, che tra il biennio 2023-2025 ha segnato un incremento del 9%, correndo a una velocità tripla rispetto all’export nazionale complessivo, attestatosi al 3%. Per moltissime piccole e medie imprese, internet non rappresenta più un semplice canale secondario, bensì una leva decisiva per abbattere le difficoltà di accesso ai mercati esteri, evitando la necessità di creare onerose strutture logistiche in loco. Non sorprende, pertanto, che quasi la metà delle aziende orientate al digitale pianifichi di potenziare i propri investimenti online nei prossimi tre anni per consolidare la propria presenza globale.

Il connubio tra presenza fisica e virtuale costituisce oggi un requisito indispensabile per la permanenza sul mercato, con un indice di diffusione dell’e-commerce destinato ai consumatori che supera il 13% e una platea di utenti attivi che arriva al 62% della popolazione. A guidare questo mutamento contribuisce l’impiego diffuso di strumenti come l’intelligenza artificiale, sfruttata attualmente da oltre quattro persone su dieci per la gestione ordinaria e dal 71% dei navigatori per definire le proprie scelte d’acquisto. Attraverso il filtraggio delle informazioni, il confronto tra varie opzioni e la consultazione di recensioni, tali tecnologie stanno rimodulando l’esperienza di acquisto, consentendo una personalizzazione e una precisione inedite che regalano ai venditori maggiore operatività e vicinanza al cliente.

Guardando al futuro, appare palese che il comparto digitale continuerà a rappresentare la colonna vertebrale della competitività italiana, sebbene il cammino resti denso di ostacoli strutturali. Per sprigionare l’intero potenziale del Paese, Netcomm sottolinea l’urgenza di una strategia politica mirata che favorisca la modernizzazione delle piccole imprese, il superamento del divario nelle competenze tecnologiche tramite percorsi formativi costanti e, soprattutto, una decisa semplificazione delle normative a livello italiano ed europeo. La sfida per il prossimo futuro sarà superare l’attuale frammentazione delle regole, che spesso grava sulle realtà più piccole, per approdare a un assetto coeso in grado di difendere l’utente senza ostacolare il progresso tecnologico. Continuando con tale slancio, il commercio elettronico si conferma non solo una componente essenziale del PIL, ma il campo principale su cui si disputerà la partita della solidità economica e della proiezione internazionale del Made in Italy nel decennio a venire.

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