ACN: il report sulla sicurezza in Italia nel primo semestre 2026

Eccoci tornati a parlare di cybersecurity nel nostro paese, e lo facciamo utilizzando uno degli strumenti più ufficiali in circolazione, poiché pubblicato direttamente dall’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (da qui in poi ACN). I risultati della ricerca condotta dagli esperti dell’agenzia mostrano un panorama nazionale che si sta rafforzando sempre di più con lo scorrere degli anni, e ciò è reso possibile anche dall’inizio dell’attività della direttiva NIS2 e dei suoi obblighi, che aiutano nella osservazione dei fenomeni e degli eventi.

Tra i fattori da tenere sott’occhio, per iniziare a dare qualche numero, vediamo che sono aumentati di oltre 650 unità gli eventi cyber riscontrati, che sono arrivati a quota 2171, così come sono arrivate a oltre 2500 le vittime degli attacchi, anch’esse in salita di oltre 200 unità. Aumenta purtroppo anche il numero di vulnerabilità dichiarate, che sale addirittura di oltre 12mila unità rispetto al 2025. Tornando agli eventi, dai grafici si evince che questo grosso aumento ha avuto i suoi principali picchi nei mesi di febbraio, marzo e giugno, con 1072 eventi su 2172 che sono poi stati qualificati anche come veri e propri incidenti, quindi con un impatto valutabile. I tre settori maggiormente colpiti da questi eventi sono stati quello manifatturiero, sempre ai livelli più alti, a quello tecnologico ed alle TLC. Le principali minacce rilevate sono le esposizioni di dati, gli attacchi DDoS e quelle legate alle email come il phishing ed il furto delle credenziali delle caselle.

Rimandando i dettagli al report di ACN, vediamo anche che il numero di vulnerabilità riscontrato, come già accennato, ha sforato il tetto delle 37mila, e con esse aumentano purtroppo anche i Proof of Concept, ovvero gli indicatori della veridicità di una falla di sicurezza, così come il numero di sfruttamenti attivi rilevati per le CVE. Tra le vulnerabilità più note, o quantomeno quelle citate anche in questo blog, ricordiamo quella di Joomla Content Editor e joomshaper, ma la lista è molto più lunga. Passiamo quindi alle minacce, ovvero i ransomware, per i quali si può parlare di una quota del 12% di offensive che hanno colpito soggetti considerati critici, una quota del 36% che ha colpito soggetti con una criticità di livello medio ed infine poco più della metà dei ransomware ha colpito soggetti a bassa criticità. Le rivendicazioni sono invece state 137 con un picco tra marzo ed aprile, principalmente dei gruppi, noti, qilin e lockbit.

Passando alle attività di monitoraggio, ACN spiega che le sue attività hanno lo scopo di segnalare in tempo i rischi ai soggetti coinvolti per quel che riguarda vulnerabilità o altri problemi di sfruttamento o possibile sfruttamento. Per snocciolare qualche numero, sono stati segnalati più di 1500 dispositivi con comportamento associabile ad attività sospette ed oltre 24mila dispositivi vulnerabili. Nei primi mesi del 2026 le segnalazioni sono state quindi oltre 12mila e sono state inoltrate a coloro che avevano esposto nel web un totale di oltre 23mila servizi considerati a rischio, la maggior parte dei quali provenienti dal settore privato, mentre “solo” un quarto di essi facente parte di quello pubblico. Anche in questo caso, rimandando alla lettura del report dettagliato, ricordiamo che tra le segnalazioni che hanno fatto più rumore ci sono sicuramente quelle riferite a n8n, prodotti Fortinet, qualche plugin WordPress e, purtroppo, moltissimi altri sistemi.

In conclusione, per trarre gli aspetti più centrali legati a questo report, la trasformazione del panorama cyber italiano mostra come la trasparenza e la collaborazione tra pubblico e privato siano ormai tasselli imprescindibili per la resilienza nazionale. L’incremento dei dati raccolti dall’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale non deve essere letto come un indice di maggiore fragilità del sistema, bensì come il segno di una consapevolezza diffusa e di una maturità operativa in costante crescita. L’avvento dell’intelligenza artificiale nel vulnerability research impone tuttavia una corsa contro il tempo in cui la velocità di patching e la gestione rigorosa delle identità digitali rappresentano le uniche reali barriere protettive. Nei prossimi mesi, la vera sfida per le imprese e le istituzioni italiane non sarà soltanto intercettare la minaccia, ma integrare la cyber hygiene nella cultura organizzativa quotidiana, trasformando la conformità normativa in un concreto vantaggio difensivo

 

Fonti: 1, 2